Capitolo 7 di 14
Costruire la fiducia
Tempi individuali e ambiente tranquillo
Costruire un rapporto sereno richiede tempi diversi per ogni rapace: contano la specie, la storia individuale, la capacità del falconiere e il tempo disponibile. Si comincia in un luogo tranquillo, dove persone di passaggio, cani o bambini rumorosi non cancellino i progressi. Le operazioni vanno ripetute con pazienza fino al risultato desiderato; un animale non ancora ammansito avrà inizialmente bisogno di aiuto in tutti i passaggi. Sul pugno deve poter stare senza qualcuno alle spalle. Nei soggetti correttamente imprintati, questa familiarità viene coltivata quotidianamente fin dai primi giorni di vita. L’imprinting resta però una fase delicata: se gestito male può favorire vocalizzazioni insistenti e aggressività, anziché una relazione equilibrata. Per chi comincia, è importante capire che l’ammansimento non segue un calendario uguale per tutti: non è specificata una durata entro cui ottenere questi risultati. Ripetere le operazioni significa dare continuità al rapporto, senza pretendere che un soggetto inesperto si comporti già come uno abituato alla presenza umana. La tranquillità del luogo e quella del pugno appartengono allo stesso percorso. Anche la familiarità di un animale imprintato non rende irrilevante la correttezza di questa fase, perché una gestione inadeguata può compromettere il comportamento successivo.
Appoggiare sulla pertica e sul blocco
La pertica alta è indicata soltanto per accipitridi e falconidi, non per i rapaci notturni: se questi cadono dibattendosi, difficilmente riescono a risalire da soli. Con il rapace sul pugno sinistro, la mano destra solleva delicatamente la coda per proteggere le timoniere. Si accostano quindi i tarsi all’appoggio, esercitando una lieve pressione perché l’animale faccia un passo indietro. Dopo averlo assicurato con il nodo corretto, bisogna osservarlo. Se resta appeso a testa in giù, lo si sostiene delicatamente dal dorso. Non va lasciato sulla pertica finché non sa risalire autonomamente. La larghezza deve impedire che, cadendo lateralmente, rimanga impigliato con i geti. Sul blocco valgono le medesime attenzioni per coda e tarsi. Il trasferimento non termina dunque nel momento in cui le zampe raggiungono l’appoggio. Occorre distinguere il saper stare sulla pertica dal saperci tornare dopo essersi dibattuto: proprio questa seconda capacità determina se il rapace possa esservi lasciato. L’attenzione alla coda riguarda invece il momento del passaggio, quando le penne potrebbero danneggiarsi. Non è indicata una misura universale per la larghezza della pertica; il criterio descritto è evitare che l’animale resti incastrato lateralmente con i geti.
Invitare il rapace a salire sul guanto
Per riprendere un rapace senza cappuccio, avvicinati lentamente, eventualmente abbassandoti, con un pezzo di carne sul guanto. Presentalo vicino alle zampe e osserva la risposta: se compare agitazione, fermati, arretra e lascia che l’animale si calmi. Puoi riprovare con maggiore tranquillità, anche parlando; se l’inquietudine continua, interrompi e torna più tardi. Quando non teme più l’avvicinamento e mostra interesse per il cibo, salirà spontaneamente. Non lasciarti sfilare la carne. Mentre mangia, sciogli la lunga con la destra e avvolgila al guanto senza movimenti bruschi. Se è già incappucciato, basta accostare il guanto dietro ai tarsi: non vedendo, normalmente salirà con maggiore tranquillità. Il punto centrale è osservare ciò che il rapace mostra durante l’avvicinamento. L’interesse per la carne e l’assenza di paura permettono la salita spontanea; l’agitazione richiede invece di rallentare o sospendere il tentativo secondo la risposta dell’animale. Non è specificato un intervallo fisso prima di riprovare. Anche dopo che il rapace è salito, l’operazione continua: sciogliere e sistemare la lunga senza bruschezza fa parte dello stesso passaggio, e non di una fase in cui si possa smettere di prestare attenzione.
Preparare le operazioni successive
Il passaggio dal posatoio al pugno va organizzato anche pensando a ciò che seguirà. Se dopo occorrono la pesatura, il volo in filagna o quello libero, è utile presentare un boccone piccolo oppure un tirante. Questi possono poi essere sfilati verso il basso, senza farsi vedere, e riposti nella borsa. La carne resta uno strumento di invito, non qualcosa da lasciare strappare dal guanto. Durante tutto il trasferimento, la calma dei gesti aiuta a mantenere la fiducia appena acquisita. Il fatto che un rapace salga per mangiare non rende superflua l’attenzione alle sue reazioni: ogni movimento della mano e della lunga deve restare misurato, evitando di trasformare un passaggio riuscito in un nuovo motivo di allarme. È quindi utile distinguere l’invito a salire dal pasto che potrebbe accompagnarlo. In questa situazione il boccone piccolo o il tirante vengono scelti proprio perché il falconiere prevede un’altra operazione subito dopo. Il movimento verso il basso serve a sottrarli alla vista mentre vengono riposti. Non sono specificate dimensioni precise del boccone né quantità da utilizzare per ciascun soggetto. Rimane invece esplicito il collegamento fra la preparazione del trasferimento e la pesatura o il volo che dovranno seguire.
Una posizione stabile sul pugno
Le prime soste sul pugno si svolgono da seduti, lontano da ostacoli contro cui il rapace potrebbe urtare gettandosi dal guanto. L’animale deve essere moschettonato e trattenuto saldamente. La mano si tiene perpendicolare al terreno, così che le zampe poggino sulla zona rinforzata del guanto, sopra pollice e indice. Una presa molto stretta può dipendere da peso troppo basso, tensione oppure instabilità o posizione scorretta della mano. All’inizio sono possibili tentativi di allontanamento: serve pazienza per aiutarlo a risalire. In generale i diurni vengono aiutati dalla coda; i notturni dal petto, con l’eccezione della civetta delle nevi. La stabilità del sostegno è parte della rassicurazione. Per il principiante, la forza con cui le dita stringono il guanto non va letta come un segnale dal significato unico. Può esprimere tensione, ma può anche dipendere dal sostegno offerto dal falconiere o dal peso dell’animale. La posizione della mano deve quindi essere considerata insieme alla reazione del rapace. La distinzione fra l’aiuto dalla coda e quello dal petto non è intercambiabile: riguarda gruppi diversi, con l’eccezione espressamente ricordata per la civetta delle nevi.
Mangiare sul pugno come esercizio di fiducia
Quando il rapace si regge con sicurezza, il cibo viene offerto dapprima vicino al becco. Man mano che accetta il falconiere e il suo volto, lo si presenta più in basso, fino al guanto. Abbassare la testa lo rende vulnerabile: per questo il gesto esprime una fiducia importante. In seguito potrà strappare la carne tenuta tra pollice e indice senza temere la presenza umana. Mentre mangia, si possono toccare delicatamente le dita delle zampe, favorendo l’attenzione al cibo e la familiarità con la mano destra. La carne va trattenuta bene: un pezzo grande sottratto può indurlo a partire e a non voler risalire. Per il giovane, mangiare sempre sul pugno rafforza il legame. Questa progressione permette di comprendere perché accettare un boccone vicino al becco e prenderlo dal guanto non siano ancora lo stesso risultato. Nel secondo caso il rapace deve abbassarsi davanti al falconiere, esponendosi in una posizione nella quale si sente più vulnerabile. Il successivo strappare la carne conferma una maggiore confidenza con la presenza umana. Il contatto leggero con le dita delle zampe accompagna il pasto e la familiarità con la destra; non viene indicato come un’operazione da eseguire con forza.
Scegliere e presentare il cappuccio
Forma e misura del cappuccio vanno individuate con il consiglio di un falconiere esperto. L’abitudine a metterlo e toglierlo è necessaria per il falco e preferibile per l’accipitride; i movimenti devono essere decisi, mai aggressivi. Il rapace è tranquillo sul pugno e moschettonato ai geti. La destra impugna il ciuffo superiore del cappuccio e lo avvicina partendo dalle zampe, risalendo lentamente lungo il petto fino alla testa. Se serve, si sfiora delicatamente la gola. Anche un boccone davanti all’apertura può incoraggiare l’accettazione. Quando l’animale è sufficientemente calmo, si procede con un movimento sicuro. Un ambiente semibuio può rendere l’operazione più facile, senza sostituire la pazienza. La scelta iniziale del cappuccio e il modo di presentarlo sono aspetti distinti ma entrambi necessari. Un movimento sicuro non significa premere o agire con aggressività: la sequenza parte da un animale già tranquillo e procede dalle zampe verso la testa. Il boccone e la luce attenuata sono possibilità che possono facilitare l’accettazione. Non sono fornite misure standard per scegliere il cappuccio, né un numero di tentativi dopo il quale considerare conclusa l’abitudine: resta importante il consiglio dell’esperto sulla forma adatta.
Chiudere il cappuccio senza forzare
Una volta infilato il cappuccio, non bisogna premere sulla testa: se adatto e correttamente posizionato, aderisce senza difficoltà. Avvicinando il rapace al petto, si prendono le stringhe più lunghe, prive del nodo terminale. Quella sul lato destro dell’animale viene tenuta fra i denti; quella sul suo lato sinistro con la mano destra. Si tirano contemporaneamente. Il rapace può schivare il cappuccio, agitarsi sul pugno o tentare di partire. Non si reagisce con impazienza: si ripete dall’inizio la stessa sequenza fino all’accettazione tranquilla. L’abitudine comprende anche la rimozione del cappuccio, ma non sono qui descritti passaggi distinti per eseguirla. Non bisogna colmare questa assenza inventando manovre. Per orientarsi correttamente, destra e sinistra si riferiscono qui ai lati del rapace, non a quelli di chi lo guarda. La distinzione fra le stringhe serve a riconoscere quelle impiegate per la chiusura, che vengono tirate insieme. Il cappuccio non va fatto aderire attraverso una pressione sulla testa. Se l’animale si sottrae al gesto, il criterio descritto rimane la ripetizione paziente dell’intera sequenza, non il ricorso a movimenti diversi e più energici per superarne la resistenza.
Preparare una pesatura confrontabile
Per pesare il rapace è utile un supporto comodo, come un bastone o un posatoio cilindrico. Tenendolo con la destra, lo si fa passare sotto la coda e lo si accosta ai tarsi: una lieve pressione invita l’animale a fare un passo indietro e salirvi. La lunga va tolta; il tornetto può restare, purché se ne consideri la tara. Il falco viene pesato con il cappuccio, gli altri rapaci senza. Per confrontare correttamente i dati, la misurazione va fatta preferibilmente alla stessa ora, lontano dal pasto, dopo la digestione e l’espulsione della cura. Cambiare condizioni rende meno chiaro il significato delle oscillazioni, anche quando la lettura della bilancia sembra precisa. Il supporto serve anzitutto a offrire un appoggio sul quale l’animale possa stare agevolmente. Per la lettura del peso, invece, conta distinguere ciò che appartiene al rapace da ciò che resta collegato a lui: il tornetto eventualmente presente deve essere considerato nella tara. Anche pasto, digestione ed espulsione della cura incidono sulle condizioni della misurazione. Non viene stabilita un’ora uguale per tutti, ma viene richiesto di rendere confrontabili le rilevazioni scegliendo condizioni coerenti da una giornata all’altra.
Leggere il diario del peso
Annotare il peso ogni giorno permette di collegare le variazioni alla temperatura esterna, alla quantità e al tipo di cibo del giorno precedente, all’interesse per il lavoro e alle condizioni generali. Un rapace sottopeso, poco disposto a mangiare e poco partecipe può avere problemi come la coccidiosi. Se mangia molto ma non aumenta, sono possibili parassiti esterni o tenia. Questi indizi non equivalgono da soli a una diagnosi. Non affidarti a un peso standard trovato in una tabella o in rete: la valutazione individuale deve considerare dimensioni, carattere, muscolatura e capacità di accumulare grasso. Il numero sulla bilancia acquista significato soltanto quando viene letto insieme all’osservazione dell’animale. Il diario è utile proprio perché conserva il contesto del numero registrato. Una variazione può essere confrontata con ciò che il rapace ha mangiato, con la temperatura e con la sua partecipazione al lavoro, anziché essere interpretata isolatamente. Le associazioni con coccidiosi, tenia o parassiti indicano possibilità da considerare, non una certezza ricavabile dalla sola bilancia. Non è specificato un valore ideale comune: anche animali della stessa specie richiedono attenzione alla propria struttura e alle proprie caratteristiche individuali.
Generalizzare le abilità e controllare l’armatura
Quando riescono con facilità il trasferimento da blocco e pertica, la permanenza sul pugno, l’alimentazione, l’uso del cappuccio e la pesatura, si passa a svolgerli davanti a persone estranee e in ambienti differenti, interni ed esterni. È il passaggio che precede l’addestramento. Ogni visita richiede anche un controllo dell’armatura e dello stato fisico e mentale. Esamina geti, tornetto, nodo e usura della lunga. Quest’ultima non deve avvolgersi al blocco o ai geti: può impedire i movimenti e la corretta posizione, o compromettere la circolazione delle zampe. I geti devono restare unti, così da non lesionare i tarsi. I notturni soffrono particolarmente quelli duri e possono ferirsi con facilità. La facilità raggiunta nel luogo abituale costituisce quindi un passaggio, non la conclusione di tutto il lavoro. Le medesime operazioni devono diventare possibili anche quando cambiano le persone presenti e l’ambiente. Parallelamente, l’ispezione dell’armatura resta necessaria a ogni visita: la familiarità con il rapace non elimina i rischi di un nodo, di un’usura o di un attorcigliamento. La lunga avvolta può compromettere sia la libertà di movimento sia la posizione sull’appoggio, oltre al pericolo per la circolazione delle zampe.
Occhi e feci: segnali da non ignorare
Un occhio limpido e ben aperto accompagna generalmente una buona condizione; uno opaco e semichiuso segnala spesso sofferenza. Anche le feci richiedono attenzione: normalmente presentano una componente bianca e liquida e una parte più consistente marrone o nera, variabile con il cibo. Dopo un digiuno dal giorno precedente, quest’ultima può diventare verde scuro. Diverso è il verde fosforescente che sostituisce il bianco: viene indicato come segnale di malattia potenzialmente fulminea e mortale. In questa situazione occorre portare immediatamente il rapace dal veterinario, che valuterà terapia ed eventuale alimentazione parenterale. Il peggioramento può avvenire in pochissimo tempo, anche in poche ore; non è un segnale da osservare passivamente. È importante non confondere le due variazioni di colore descritte. Il verde scuro riguarda la componente normalmente più consistente quando l’animale è a digiuno dal giorno precedente; il verde fosforescente sostituisce invece la parte bianca ed è associato a una condizione grave. L’osservazione deve quindi riguardare quale parte è cambiata, non soltanto la presenza generica del verde. Anche l’aspetto dell’occhio contribuisce al controllo dello stato fisico e mentale, che richiede attenzione ogni volta che ci si reca dal rapace.
Un alloggio che protegga le penne
Il luogo assegnato al rapace deve essere gradito e non esporlo a continui disturbi. La condizione delle penne aiuta a capire come viene gestito: un animale che tenta ripetutamente di fuggire, perché infastidito da persone o altri animali, rischia di consumarle o spezzarle dibattendosi. Contano anche ciò che circonda il posatoio, la lunghezza della lunga e il fondo su cui poggia il blocco. Non sono dettagli separati dal benessere: insieme determinano quanto l’animale possa stare tranquillo e muoversi senza danni. Una penna compromessa può limitare il volo fino alla muta successiva. Osservare il piumaggio significa quindi controllare anche la qualità dell’ambiente e la serenità della permanenza. Il piumaggio rende visibili anche conseguenze di disturbi che si ripetono nel tempo. Se il rapace continua a tentare la fuga, non basta guardare la singola penna rovinata: occorre considerare il posto assegnato, le presenze che lo infastidiscono e quanto lo circonda. La lunga e il fondo del blocco rientrano nella stessa valutazione. Non sono indicate misure universali per organizzare l’alloggio; è esplicita invece la conseguenza da evitare, cioè danneggiare penne la cui integrità è essenziale per il volo.
Schede pratiche
Segnali da osservare sul pugno
- Una presa molto stretta può dipendere da tensione, peso basso o pugno instabile.
- L’interesse per il cibo favorisce la salita spontanea sul guanto.
- La testa abbassata verso il cibo indica fiducia.
- Un grosso pezzo sottratto dal guanto può indurre il rapace a volare via.
Controlli durante le visite
- Osservare stato fisico e mentale.
- Controllare geti, tornetto, nodo e usura della lunga.
- Mantenere i geti unti per non ledere i tarsi.
- Osservare se l’occhio è limpido e ben aperto.
- Controllare feci e integrità delle penne.
Verifica
Mettiti alla prova
1. Da cosa dipendono i tempi di ammansimento?
2. Quando si può lasciare il rapace sulla pertica?
3. Come rendere confrontabili le pesature?
4. Cosa fare se continua ad agitarsi durante l’avvicinamento?
5. Quale alterazione richiede intervento veterinario immediato?
6. Perché evitare una lunga attorcigliata?
7. Quale appoggio sul guanto è descritto per il rapace?
8. Che cosa esprime il rapace abbassando la testa per prendere cibo dal guanto?
9. Perché trattenere bene la carne offerta sul pugno?
10. Quale ambiente può facilitare l’incappucciamento?
11. Quando si introducono ambienti diversi e persone estranee?